
A fianco del Can.
Bartolomeo, la Provvidenza pose il nipote, don Pio Rolla.
Con intuito profetico l'aveva inviato il santo Card.
Richelmy nel 1907: "va a Giaveno, dal tuo zio canonico e
qualche cosa farai!". Ed effettivamente di "cose" ne fece
quel piccolo prete, dinamico e volitivo, che il nostro buon
popolo chiamò "doun Roulin!".
Alla scuola dello zio apprese l'amore per la classe
operaia, per gli umili ed i poveri. Appena arrivato a
Giaveno radunò "le maestranze operaie per
persuaderle che se non si univano sarebbero sempre state
vittime di ogni ingiustizia".
Nell'ottobre di quell'anno 1907 veniva licenziato in
tronco un operaio dello jutificio Prever, colpevole di
"interessarsi alle misere condizioni del reparto". Allora
il teol. Pio Rolla, dopo aver inutilmente tentato di
convincere il padrone a riassumere l'operaio, ricorse allo
sciopero che durò tre settimane ed infine le
richieste della "Lega del Lavoro" furono accolte e
l'operaio tornò al suo posto. Fu quello il primo
sciopero attuato in Italia dai cattolici, in quanto quello
più famoso di Ranica, nel Bergamasco, scoppiato per
caso analogo, avvenne nel 1909. Forte di questa prima
vittoria, il 12 gennaio 1908 costituì la sezione
giavenese della "Lega del Lavoro", presenti il segretario
della "Lega" di Torino, G. Zaccone, oratore l'avvocato
Baravalle. Il consiglio di presidenza era così
formato: Rolando Giuseppe (Presidente), Amprino Domenico
(vice-presidente), Deirino Giuseppe (segretario); membri
consiglieri: Gallo Antonio, Genero Maggiorina, Giacone
Michelina, Fassetta Teresa.
A settembre del 1908, si tenne a Giaveno la "prima festa
federale delle associazioni cattoliche dell'arcidiocesi",
presenti il Vescovo Ausiliare del Card. Richelmy, S.E.
Mons. Luigi Spandre. Con un atto che lo fa precursore delle
moderne forme di assistenza mutualistica, il 27-12-1908,
viene approvato il "regolamento per l'assistenza medica",
dei soci della "Lega del Lavoro", che si poteva ottenere
dietro pagamento di "L. 0,30 mensili". L'assistenza medica
era assicurata ai soci residenti nelle zone di "Villanova,
Fornello, Buffa, Pontepietra, Monterossino, Mollar de'
Franchi, Dalmassi, Girella, Colpastore, Brossa e
Sala".
L'art. 5 del citato regolamento prevedeva inoltre che "i
soci che sono fuori di queste zone avranno l'assistenza
medica con la riduzione della metà tariffa locale",
mentre l'art. 8 prevedeva che che "l'operaia che lasciasse
la fabbrica per attendere alla vita di famiglia,
potrà continuare a godere dell'assistenza medica se
continuerà a pagare le sue quote mensili".
Ricordiamo poi le innumerevoli attività sorte in
quel periodo "aureo", che fecero chiamare Giaveno "la
Bergamo del Piemonte", perché ben poteva competere
col famoso centro lombardo, noto per le realizzazioni
sociali suggerite dalla grande enciclica "Rerum Novarum" di
Leone XIII. Sorsero l'Unione Agricola, il Macello
cooperativo, Cooperativa Popolare di Consumo, Cassa Rurale,
corale "Flos Carmeli", il cine "Excelsior", scuole serali e
professionali, tra cui la scuola tipografica "N. Tommaseo",
l'ufficio assistenza, l'associazione "Pro Giaveno",
l'azienda cooperativa elettrica giavenese (nel 1924).
Il can. Pio Rolla fu anche battagliero consigliere
comunale.
Poi l'avvento del fascismo segnò l'inizio della
lotta alle sue opere sociali, che affrontò con
coraggio, subendo nove processi, dai quali uscì
vittorioso, accettando sofferenze, insulti, incomprensioni,
calunnie, minacce, con fede illimitata nella Provvidenza,
sicuro - diceva - "che la verità sempre
trionfa".
"Fu un'autentica vittima del fascismo - ha scritto l'amico
dr. Luigi Chiesa, testimone di quelle battaglie - che gli
soppresse quasi tutte le istituzioni benefiche in una lotta
senza quartiere e senza esclusione di colpi. Don Rolla
finì per accasciarsi sotto la vendicativa ed inumana
lotta dei fascisti, ma salvò alcune delle
istituzioni più vantaggiose ai giavenesi".
Scrisse nel 1963 il compianto Card. Maurilio Fossati,
Arcivescovo di Torino, che conobbe ed apprezzò il
can. Pio Rolla: "questo sacerdote, piccolo di statura, ma
di una intelligenza eccezionale e di una volontà a
tutta prova, che non ha mai ceduto dinnanzi alle
persecuzioni e mai si è piegato dinnanzi ai potenti,
né di fronte ai prepotenti, bene ha meritato di
Giaveno con le sue istituzioni sociali e le sue iniziative
a favore della comunità. Anche i suoi avversari non
hanno potuto non riconoscere le sue doti eccelse di
onestà, e non sono riusciti a scalfire le sue
virtù sacerdotali perché quanto realizzava lo
faceva nella luce della carità evangelica".