Can. Pio Rolla (1873-1941)

Can. Pio Rolla A fianco del Can. Bartolomeo, la Provvidenza pose il nipote, don Pio Rolla. Con intuito profetico l'aveva inviato il santo Card. Richelmy nel 1907: "va a Giaveno, dal tuo zio canonico e qualche cosa farai!". Ed effettivamente di "cose" ne fece quel piccolo prete, dinamico e volitivo, che il nostro buon popolo chiamò "doun Roulin!".
Alla scuola dello zio apprese l'amore per la classe operaia, per gli umili ed i poveri. Appena arrivato a Giaveno radunò "le maestranze operaie per persuaderle che se non si univano sarebbero sempre state vittime di ogni ingiustizia".
Nell'ottobre di quell'anno 1907 veniva licenziato in tronco un operaio dello jutificio Prever, colpevole di "interessarsi alle misere condizioni del reparto". Allora il teol. Pio Rolla, dopo aver inutilmente tentato di convincere il padrone a riassumere l'operaio, ricorse allo sciopero che durò tre settimane ed infine le richieste della "Lega del Lavoro" furono accolte e l'operaio tornò al suo posto. Fu quello il primo sciopero attuato in Italia dai cattolici, in quanto quello più famoso di Ranica, nel Bergamasco, scoppiato per caso analogo, avvenne nel 1909. Forte di questa prima vittoria, il 12 gennaio 1908 costituì la sezione giavenese della "Lega del Lavoro", presenti il segretario della "Lega" di Torino, G. Zaccone, oratore l'avvocato Baravalle. Il consiglio di presidenza era così formato: Rolando Giuseppe (Presidente), Amprino Domenico (vice-presidente), Deirino Giuseppe (segretario); membri consiglieri: Gallo Antonio, Genero Maggiorina, Giacone Michelina, Fassetta Teresa.
A settembre del 1908, si tenne a Giaveno la "prima festa federale delle associazioni cattoliche dell'arcidiocesi", presenti il Vescovo Ausiliare del Card. Richelmy, S.E. Mons. Luigi Spandre. Con un atto che lo fa precursore delle moderne forme di assistenza mutualistica, il 27-12-1908, viene approvato il "regolamento per l'assistenza medica", dei soci della "Lega del Lavoro", che si poteva ottenere dietro pagamento di "L. 0,30 mensili". L'assistenza medica era assicurata ai soci residenti nelle zone di "Villanova, Fornello, Buffa, Pontepietra, Monterossino, Mollar de' Franchi, Dalmassi, Girella, Colpastore, Brossa e Sala".
L'art. 5 del citato regolamento prevedeva inoltre che "i soci che sono fuori di queste zone avranno l'assistenza medica con la riduzione della metà tariffa locale", mentre l'art. 8 prevedeva che che "l'operaia che lasciasse la fabbrica per attendere alla vita di famiglia, potrà continuare a godere dell'assistenza medica se continuerà a pagare le sue quote mensili".
Ricordiamo poi le innumerevoli attività sorte in quel periodo "aureo", che fecero chiamare Giaveno "la Bergamo del Piemonte", perché ben poteva competere col famoso centro lombardo, noto per le realizzazioni sociali suggerite dalla grande enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII. Sorsero l'Unione Agricola, il Macello cooperativo, Cooperativa Popolare di Consumo, Cassa Rurale, corale "Flos Carmeli", il cine "Excelsior", scuole serali e professionali, tra cui la scuola tipografica "N. Tommaseo", l'ufficio assistenza, l'associazione "Pro Giaveno", l'azienda cooperativa elettrica giavenese (nel 1924).
Il can. Pio Rolla fu anche battagliero consigliere comunale.
Poi l'avvento del fascismo segnò l'inizio della lotta alle sue opere sociali, che affrontò con coraggio, subendo nove processi, dai quali uscì vittorioso, accettando sofferenze, insulti, incomprensioni, calunnie, minacce, con fede illimitata nella Provvidenza, sicuro - diceva - "che la verità sempre trionfa".
"Fu un'autentica vittima del fascismo - ha scritto l'amico dr. Luigi Chiesa, testimone di quelle battaglie - che gli soppresse quasi tutte le istituzioni benefiche in una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi. Don Rolla finì per accasciarsi sotto la vendicativa ed inumana lotta dei fascisti, ma salvò alcune delle istituzioni più vantaggiose ai giavenesi".
Scrisse nel 1963 il compianto Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, che conobbe ed apprezzò il can. Pio Rolla: "questo sacerdote, piccolo di statura, ma di una intelligenza eccezionale e di una volontà a tutta prova, che non ha mai ceduto dinnanzi alle persecuzioni e mai si è piegato dinnanzi ai potenti, né di fronte ai prepotenti, bene ha meritato di Giaveno con le sue istituzioni sociali e le sue iniziative a favore della comunità. Anche i suoi avversari non hanno potuto non riconoscere le sue doti eccelse di onestà, e non sono riusciti a scalfire le sue virtù sacerdotali perché quanto realizzava lo faceva nella luce della carità evangelica".

Abele Luigi Bergeretti